Qunday *58

La macchina sfrecciava ieri sera, tra le strade della nostra città. Non già la pioggia sul parabrezza, ma la consapevolezza di ciò che quel viaggio stava rappresentando, mi hanno fatto vedere il mondo come dietro i vetri d’un acquario.
Una canzone cantata assieme, come fosse l’ultima.
Una serie interminabile di semafori verdi, mai un arresto, forse la direzione era quella giusta.
Ho apprezzato la qualità di chi nel 2015 sa ancora scrivere una lettera di pugno, ad una persona, aprendo se stesso senza riserve.
La nostre mani non hanno smesso di toccarsi, anche ora che ci siamo salutati, davanti all’immagine di una città vista dall’alto, abbracciati noi, e noi dal buio.
“Ti ho avuto come nessun altro ti ha mai avuto” così chiudeva la tua lettera, che mi hai letto trattenendo con forza le lacrime, senza riuscirci. E non si parlava di qualcosa di fisico, ma di qualcosa dal valore inestimabile.
Ci siamo fatti delle promesse che dobbiamo mantenere. Certe cose cesseranno, ma con esse non svanirà il ricordo, perché non deve essere una fine, ma un nuovo inizio.
Si, ti voglio bene e “anche di più”.

A.C.

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