Qunday *51

Sono gay e sono nato in un paese dove (vogliono farmi credere che) un milione di 150’000 persone sono scese in piazza a protestare contro i miei diritti. Sono nato in un paese che non mi tutela, che mi fa sentire cittadino di serie B in quanto ragazzo omosessuale. Sono nato in un paese che mi fa sentire un malato, un deviato, un pervertito, un ragazzo che non può avere il diritto di amare e di essere felice con il proprio compagno. Sono stato costretto a sentire cariche politiche che hanno paragonato il mio amore alla pedofilia, al sesso con gli animali e a qualcosa di perverso e contronatura. Vivo in un paese che mi fa sentire inferiore, che non mi dà diritti e che mi accusa di aver fatto “le mie scelte”, come se essere omosessuali fosse una scelta. Come se esistesse davvero qualche masochista che sceglierebbe di essere gay in un paese come l’Italia. Mi è stato detto che non posso adottare bambini in quanto incapace di crescere un figlio. Gli omofobi sono dei promulgatori d’odio e sono responsabili indirettamente dei migliaia di suicidi di persone GLBT. Prendere consapevolezza della propria omosessualità e vedere nella morte l’unica via d’uscita è una cosa che in Italia, purtroppo, capita spesso. Vergognatevi.

In grassetto e barrate le parti modificate.
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4 pensieri su “Qunday *51

  1. Atto di denuncia vibrante e purtroppo vero… A quel milione di persone sarebbe coerente far vivere per un momento ciò che è scritto in questa denuncia… Ma la stoltezza, si sa, si nutre di se stessa e martirizza il prossimo.

  2. Sono pienamente d’accordo. La manifestazione di ieri é stata scandalosa e ributtante. Le istituzioni tacciono o peggio sono schierate con quel famigerato milione di persone, che poi, a contarle davvero, sarebbero state molto meno, forse la metà (ma sempre troppe), i giornalisti passano le notizie col loro sorrisetto ebete indifferente e lo sguardo opaco, la chiesa non corregge la vista miope di questi “cristiani” che hanno l’unico merito, si fa per dire, di non usare il preservativo e che hanno dimenticato quello che, secondo gli evangelisti Marco e Matteo, Gesù avrebbe citato come il secondo comandamento• “ama il prossimo tuo come te stesso”.

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