Ho archiviato la mia prima chat di Whatsapp

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Me lo hanno detto tante volte: nella mia vita non esistono i grigi. C’è il bianco e c’è il nero, forse complice il fatto che in realtà fatico a relazionarmi con le persone, perché non mi importa davvero di capirle.

Probabilmente anni di relazioni andate male, di delusioni da parte di quelle persone che promettevano “amore eterno”, mi hanno portato a rimuovere tutte quelle sfumature che possono essere i flirt, le attese, le amicizie incasinate, le cose in sospeso. A chiudere tutto quello che non era definito chiaramente, e che non si poteva definire. Per questo ho sempre usato “cancella conversazione” e mai “archivia”.

Ho iniziato a rifuggire dall’identità del no, quella cosa che è stata un mantra per me negli ultimi anni: Il semplice concetto è che se qualcuno dice “no” a qualcosa, pur non essendo convinto di voler dire “no”, poi si immedesima in quella negazione, e se anche volesse cambiare idea… per orgoglio non dirà mai più “si”, datosi che dovrebbe rimangiarsi una scelta fatta.

Forse sono diventato così egocentrico che oramai nella mia vita o ci sei, oppure è meglio se chiudi la porta uscendo, e per sicurezza quando controllo se l’hai chiusa ci metto anche una bella catena massiccia e un lucchetto a combinazione di cui dimentico di proposito il codice di apertura. Tanto sono smemorato.

Sono fatto così: fatico a tenere le persone in sospeso, in quella bolla del “siamo amici ma non ci sentiamo”, o “ci frequentiamo ma usciamo solo ogni tanto”, o del “mi piaci ma vediamo come va”. Per me la vita è riassunta dalle parole TUTTO e SUBITO: Che in realtà è un modo contorto di godersi le cose, perché porta a stringere rapporti che sembrano profondi con persone che in realtà ancora non conosci, e che spesso dopo poco si rivelano diverse da come astri/opinioni/quello che hai visto in una prima occhiata, ti avevano fatto intuire sarebbero state. Ma del resto se non esiste “è troppo presto”, e se il “magari aspettiamo” non sai cosa sia, è facile fraintendere le vere intenzioni di qualcuno. Non che gli altri siano cattivi, è solo che non sono chiari.

Perché in realtà a tutti piace stare in sospeso, crogiolarsi nel dubbio, sospirare a ogni pling del telefono: A tutti, tranne che a me, che ogni giorno sento sempre più la vita scapparmi dalle mani, che mi sento stringere in una morsa senza tempo, ma fatta da minuti che scorrono lenti. “Usciamo?” – “Ti dico se posso tra 5 minuti” per me è un’agonia, spesso preferirei un “no” così, secco. Almeno ci fai i conti subito e ricominci a vivere, piuttosto che morire tra 5 minuti.

Sinceramente mi mancano le vecchie mail, come mi mancano i vecchi messaggi (quelli in cui dovevi esprimerti in poco meno di un duecento di caratteri perché altrimenti ne pagavi due, e quindi eri sempre stringato tranne quando ti importava davvero). Ma soprattutto in questi giorni sento che mi manca il vecchio whatsapp, quello in cui dovevi scrivere tutto, quello in cui i “vocali” non esistevano, e quando digitavi qualcosa non potevi più trovarlo se non scartabellando tutta una lunghissima conversazione, andando a ritroso nel tempo.

I vocali hanno rovinato tutto. Certo, hanno migliorato la comunicazione: ora puoi dire quel che pensi, con il tono che vuoi, ed eviti ogni fraintendimento. Ma non era forse quello il bello dei messaggi? che potevi dire una cosa, intendendo un tono, e cercare di capire se l’altro voleva intenderlo nello stesso tono in cui immaginavi di voler formulare un pensiero?

E visto che mi mancava il vecchio Whatsapp, ho deciso di provare a fare una cosa che non avevo mai fatto: Ho archiviato una conversazione, e nemmeno una importante conversazione a dire il vero, solo una di quelle a cui a volte sarebbe meglio smettere di rispondere. Solitamente avrei cercato 10 persone a cui scrivere una cazzata qualsiasi, per poter spostare più in basso la conversazione che non volevo vedere, o forse avrei addirittura cancellato l’intera discussione.
Ma siccome il bottone “elimina” nella mia vita è sempre stato l’ultimissima spiaggia da cui difficilmente torno indietro, probabilmente mi sarei ridotto a cercare 10 poveri sventurati che si sarebbero sorbiti il mio buongiorno.

Probabilmente un tempo l’avrei fatto per non vedere quella foto, per lasciare la conversazione fintamente nel limbo, per scusarmi con me stesso dicendomi “era troppo in basso per vederla”, ma poterci tornare ogni dozzina di minuti a vedere se stava ancora li.

Invece ho preso la conversazione, vi ho tirato sopra l’indice, e ho premuto “Altro..” che in realtà sta proprio a fianco di “Elimina” e se non fosse stato per un quasi certo messaggio di avviso “Sei sicuro di voler eliminare questa conversazione?”, magari sarei quasi stato più tentato di premere il bottone rosso.

“Archivia la conversazione”, suona così strano. E’ un po’ come mettere in Stand-by una persona. E’ un po’ come mettere un cadavere nel congelatore e dirsi “ok, dico a tutti che sei morto tra qualche giorno”, sapendo che in realtà non lo dirai mai davvero a nessuno.

E’ quasi un peccato che all’altro non arrivi una notifica, giusto per fargli sapere con certezza che se non risponderai al prossimo buongiorno, è perché non sarà un buongiorno, e non perché “non hai ancora letto il messaggio”, scusa che in passato avrei fuggito subito rifilando un bel paio di spunte blu, del tipo “ti sto ignorando”, solo scritto in maiuscolo.

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9 pensieri su “Ho archiviato la mia prima chat di Whatsapp

  1. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Non facevo altro che controllare certe conversazioni, venire assalito dai ricordi – brutti – e rovinarmi la giornata. Ora per lo meno, non avendoceli davanti agli occhi ogni santo giorno, sto meglio. Ogni tanto magari vado nel loro profilo, vedo se hanno cambiato foto, ma succede ogni tanto e neanche ci sto male.

  2. Pingback: Miley Cyrus e il 2015. | Those Men...

  3. questo “Lui” deve averti colpito veramente tanto se gli hai dedicato addirittura un articolo…

    Comunque anche archivio e non cancello, così mi ricordo degli ex e di tutti i loro difetti 🙂

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