Evoluzioni del Chiedere Scusa in Giappone

SUMIMASEN__JUUDAIME__KHR__by_Recchan

Un noto motto afferma che <amare vuol dire non dover mai dire:”Mi dispiace”>, può però capitare la necessità di doversi scusare per una disattenzione, per chiedere una informazione o per avere involontariamente disturbato qualcuno. Per i giapponesi lo scusarsi è un atto molto più frequente che per gli occidentali, probabilmente per le differenze culturali che vi sono tra le due società. Noi occidentali siamo sempre abbastanza riluttanti ad ammettere le nostre mancanze, come se riconoscere di aver sbagliato ci portasse diritti ad un aula di tribunale o ledesse in modo irreparabile il nostro amor proprio e la nostra reputazione. Per questo son rimasto abbastanza perplesso quando ho scoperto che proprio in Giappone è nato un servizio per aiutare i più orgogliosi, permettendo loro di chiedere scusa ma senza doversi sobbarcare l’imbarazzo di farlo: in pratica, possono pagare una persona che chieda scusa al posto loro, consentendogli così di cercare di farsi perdonare ma di non doverlo fare di persona.

Non è difficile da capire: riuscire a chiedere scusa aiuta nel percorso del miglioramento continuo della nostra persona, tramite l’individuazione e la risoluzione dei problemi che emergono durante le nostre giornate. Portandoci quindi a cambiare ed essere più felici.

Nonostante questa non sia una novità, questo principio fatica ad attecchire, quasi sempre la ricerca degli errori e imprecisioni è vista – qui da noi – come la ricerca di colpevoli da punire, con conseguenti tentativi di “scaricabarile” e di insabbiamento dell’accaduto. Chiedere scusa in Giappone è considerata una virtù e dimostra che una persona è in grado di assumersi le sue responsabilità senza ribaltarle su altri. Se qualcuno si scusa e mostra il proprio pentimento, i giapponesi tendono a “dimenticare” l’accaduto e prova ne è il minor numero di casi legali in Giappone rispetto ad altri paesi.

Ed ecco quindi spiegato brevemente il concetto dello “scusarsi” visto dall’ottica giapponese, che inevitabilmente vi fa capire le mie perplessità: Le “agenzie di scuse” formano i propri dipendenti su come comportarsi nel chiedere scusa anche a seconda della gravità della situazione per cui si vuole chiedere perdono. Il servizio principale di queste agenzie è fornire da un lato una veloce via di fuga all’imbarazzo che possono provare delle scuse fatte di persona, ma al contempo fornire la certezza che le scuse saranno fatte nel migliore modo possibile, senza tralasciare pezzi di un discorso che ci si è ripetuti per ora e poi in preda al “panico” viene completamente dimenticato. Cosa che solitamente succede spesso quando si vorrebbe chiedere scusa, ma in realtà si è ancora arrabbiati per qualcosa successo a seguito di una nostra mancanza.

Come in molti altri casi, in Giapponese vi sono diversi modi e frasi che si possono impiegare per chiedere scusa, specie in funzione del motivo per cui lo si fa (un conto è scusarsi con qualcuno per il disturbo prima di chiedergli che ore sono, altro è se gli abbiamo inavvertitamente schiacciato il piede in metropolitana…) e se la cosa è ancora più evidente in una società formale come quella nipponica, assume una importanza ancora maggiore nel Dojo, dove il rispetto del rei-gi, è (o dovrebbe essere…) fondamentale.

Sumimasen (すみません) che è probabilmente il termine più impiegato per chiedere scusa ed in Giappone è usata sia come “chiedo scusa” che come “Mi dispiace”; Usare “sumimasen”  per ringraziare, piuttosto che “arigatou” (ありがとう) è una scelta personale, essendo i termini quasi equivalenti, in questo caso, ma quando si chiede un favore a qualcuno è meglio usare summasenche ha una sfumatura (e i giapponesi apprezzano molto le sfumature…) che comprende sia il sentimento di “mi dispiace” che il “ti ringrazio”, percui usando sumimasen è come se dicessimo “Mi dispiace di disturbarti e ti ringrazio per l’attenzione che mi concedi”.

Douzo (どうぞ)è usata per offrire qualcosa mentre Doumo (どうも) è la risposta alla offerta ricevuta. “Doumo arigatou gozaimasu (どうもありがとうございます) è l’espressione educata per tradurre “molte grazie” mentre “arigatou”(ありがとう)” o “doumo”(どうも) sono termini più concisi e confidenziali.

Moushiwake arimasen (申し訳ありません) è una espressione molto formale usata verso i superiori gerarchici o sociali per mostrare un sentimento di ringraziamento o di dispiacere più intenso rispetto a sumimasen. Per scusarsi di un episodio successo in passato si usa “Moushiwake arimasen deshita” (申し訳ありませんでした).

Shitsurei shimashita (失礼しました) è sempre una espressione formale ed educata ma non esprime un sentimento tanto forte quanto la precedente ed è usata più dagli uomini piuttosto che dalle donne.

Altra espressione comune quanto sumimasen è Gomennasai (ごめんなさい) che però è usata solo per chiedere scusa. Poiché è poco formale e per certi aspetti infantile, è bene riservarlo solo a familiari o a persone con cui si è in confidenza, con cui si usano anche le forme abbreviate gomen ne o gomen mentre verso superiori o persone poco conosciute è più opportuno l’impiego di sumimasen oppure di moushiwake arimasen.1 

Ed è stato proprio mentre mi facevo una cultura sulle varie parole che in Giapponese servono a scusarsi, che mi son chiesto se davvero abbia senso questo servizio “innovativo”. In occidente, ma credo un po’ in tutto il mondo, la parte più importante del chiedere scusa non sono le parole scelte, ma il fatto che lo si fa di persona, e pagare qualcuno per farlo al posto proprio vuol dire forse cercare di aggirare l’ostacolo emotivo? E non è forse vincere quell’ostacolo che diventa il punto cruciale quando ci siamo pentiti di qualcosa che abbiamo fatto?

Vero è che delle scuse fatte di persona son più giuste e più gradite, ma piuttosto che niente non è meglio un biglietto? non è meglio che ci si prenda la briga di chiedere il favore a uno specialista?

Insomma, sempre di perdono si tratta e forse dovremmo chiederci se questo servizio sia davvero solo una veloce via di fuga dalle responsabilità, o se sia qualcosa di più: una potente arma per tutti quei maledetti orgogliosi, che non se la sentono di fare il grande passo, che hanno paura di fare ancora più casino di quanto già non ci sia stato, ma che comunque vogliono fare qualcosa. Anche perché ammettiamolo: spesso uno “scusami”, per quanto lo si voglia dire con il cuore, fa fatica a uscire.

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10 pensieri su “Evoluzioni del Chiedere Scusa in Giappone

  1. …fa fatica ad uscire, perchè non se ne conosce l’effetto liberante sulla propria vita… Credo (ho sensazione) che questo dipenda molto dal fatto che il lato sociale della colpa sia stato completamente eclissato da un lato dalla confessione cattolica (segreta e personale), dall’altro dal rapporto personale e segreto con dio strutturato dalle riforme protestanti. L’insieme di questi elementi credo abbia condotto un’intera società a non riuscire a gestire in modo adulto la richiesta di scuse (che poi sarebbe più corretto parlare di “perdono”, perchè le scuse presuppongono una giustificazione, ossia un “farsi giusto” davanti all’altro). Ciao Steve!

  2. ciao bravo! sono una giapponese che una volta e’ spaventata gli italiani che non dice mai “scusa”, ma in Giappone lo dico aspettando una risposta “no, no, non e’ colpa tua!”

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