Quando incontri qualcuno che ti attrae, che fare?

Ragazzo che non so se è gay
Ci succede ogni giorno, di “innamorarci fugacemente” di persone che probabilmente non rivedremo più nella nostra vita. E non sempre chiedere un accendino o attaccare bottone ci permette di capire se questo ragazzo possa davvero interessarci o essere interessato a noi.

 

Anche questa settimana per la posta del cuore di gay.tv non è stato facile scegliere di cosa parlare. Alla fine ho scelto di risponde a Davide, 18 anni, che incontrando un ragazzo carino in un bar -e non sapendo se lui è gay-, non sa se aggiungerlo su un social, se tornare nel bar per provare a incontrarlo di nuovo, o se dimenticarlo.

Vi riporto come al solito parte della lettera, e l’inizio della risposta. Se volete leggere la versione intera potete trovarla qui.

Ciao Steve, ho letto la tua rubrica e aspetto con ansia ogni venerdì per vedere quale sarà il nuovo argomento che affronterai. Anche io ovviamente ti vorrei proporre un quesito, ed è abbastanza semplice in realtà:
Cosa fare quando incontri uno fuori dalle chat, e quindi non sai il suo orientamento sessuale? (…) non sono dichiarato con nessuno, se non i pochi ragazzi che ho conosciuto nelle chat, mi è appunto successo di conoscere questo ragazzo qualche sera fa. Era con amici al bar. Io ero con le mie amiche, ma quando siamo andati tutti a fumare di fuori, invece che chiacchierare con le ragazze e provarci con loro (come facevano i suoi amici), si è messo a parlottare con me. Solo per qualche secondo ovviamente, perché poi è rientrato.(…) Cosa faresti?

 

A chi non è mai capitato di infatuarsi di una persona che siede nel nostro vagone della metropolitana? Chi al bar con amici non ha mai pensato che il ragazzo seduto al tavolo a fianco fosse uno tra i più carini visti nella propria vita e gli avrebbe volentieri offerto un drink per sapere il suo nome? Quanti hanno guardato più volte da sopra il giornale chi sedeva davanti in sala d’attesa sperando di incrociare il suo sguardo?
Oggi che i social fanno da padrone alle nostre vite, e non ci spostiamo di 10 km senza aprire Grindr & co, e il sesso è disponibile giorno e notte per tutti, conoscersi dal vivo incontrandosi per caso, o grazie ad amici che ci presentano, ha ancora qualcosa di magico, e sono dell’idea che quando incontri qualcuno che ti piace, dovresti almeno cercare di farglielo capire.
Incontrare un ragazzo gay fuori da una chat, da una darkroom, o da un locale gay, sembra sempre una cosa quasi impossibile oggigiorno: siamo circondati da persone che non notiamo nemmeno, perché spesso siamo troppo impegnati a cercare chi di carino troviamo su una app. Avete tutti presente la scena: siete al bar con amici, magari anche in un bar gay, e il vostro amico prende il telefono e apre Grindr. L’ho fatto ancora anche io, devo ammetterlo: mi stavo messaggiando con qualcuno di carino e volevo vedere una risposta. Invece i più lo fanno per un abbordo facile, per non avere la paura del parlare con uno che trovano attraente dal vivo. Perché in fondo prima dei due o tre drink, siamo tutti timidi e preferiamo cercare se lui c’è e scrivergli un messaggio “hey”, piuttosto che andare li vicino e dirglielo di persona. Forse perché un messaggio senza risposta fa meno male di un “E tu cosa vuoi?” nella vita reale.
Nonostante io frequenti molti posti che non sono strettamente “per gay”, più volte mi son trovato a credermi “innamorato lampo” per uno sguardo scambiato sul pullman, o al supermercato, o al ristorante. Solitamente sono quegli innamoramenti che non ricordi dopo una decina di minuti. E poi ce n’è qualcuno che ricordi. E secondo me ricordi quelli che non sono un semplice “Oh, che carino quello quanto me lo tromberei!” ma quelli più rari del tipo “Oh, io questo voglio conoscerlo per davvero”. L’ultima volta che mi è successo ero in coda alla cassa del supermercato, e mentre pensavo a se avessi dovuto usare il bancomat, o sarebbero bastate le banconote che avevo per pagare le bottiglie di vino e vodka che stavo comprando, ho alzato gli occhi verso il cassiere: un bel ragazzo tra i 18 e i 20 anni con gli occhi verdi.
Lui stava passando gli oggetti sul lettore del codice, e ogni volta che prendeva un nuovo oggetto, invece che guardare in basso come di solito fanno tutti, alzava lo sguardo nella mia direzione e mi guardava. Finita la spesa della signora vicino a me, mi fissa ancora un attimo. Io lo guardo in silenzio, chiedendomi se per caso avessi, che so, dello sporco sul viso. O se la maglietta fosse macchiata di sugo dalla pasta che magari inavvertitamente avevo fatto cadere a pranzo. Mi chiede se ho la tessera, e quando gli dico di no, comincia a passare gli articoli sul rullo, continuando a guardarmi. Gli chiedo quindi se ci conosciamo, fingendo che fosse un viso che avevo già visto. E lui mi risponde “Stavo proprio pensando la stessa cosa!”.
Visto che dietro in coda non c’era nessuno, stiamo un attimo a parlare e cerchiamo di capire se ci conosciamo. Ci ripetiamo i nomi, ci chiediamo dove abitiamo, che scuola abbiamo fatto, se facciamo qualche sport, se frequentiamo le stesse discoteche. Ma non troviamo niente “in comune” che giustifichi perché già ci siamo visti. E mentre pago gli chiedo se mi dice come fa di cognome su Facebook, che magari siamo amici li. E lui mi dice di non avere Facebook. Se 10 minuti prima mentre ero in coda ci sarei uscito, dopo quella frase ho davvero pregato mi chiedesse il numero. Ma non l’ha fatto, però ha fatto qualcosa di ancora meglio: quando stavo andando via, mi ha urlato dietro “Comunque non dormirò stanotte, pensando a dove ti ho già conosciuto!”. E io voltandomi ho fatto un sorriso, e mi son avviato verso la porta cercando di mantenere una parvenza di contegno e non sciogliermi sul pavimento.
Ti chiederai ora, se io quella notte abbia dormito. Si, l’ho fatto. E anche molto bene.
Eppure dopo un paio di giorni son tornato al supermercato (e credici per me questa cosa è molto rara perché io non faccio quasi mai la spesa), ma son tornato con una scusa a prendere ancora una bottiglia di vino. Ho guardato verso le casse e lui non era li, quindi per un attimo ho pensato di chiedere al banco accoglienza se lui lavorasse quel giorno. Ma poi mi sembrava eccessivo e mi son avventurato tra gli scaffali. Sbuco nel reparto vini, e lui è li tra le bottiglie, intento a riordinarle. Gli ho camminato accanto e l’ho visto seguirmi con gli occhi, e poi quando mi son fermato a pochi passi da lui, mi ha salutato. Ma non mi ha detto “Ciao”, né “Buonasera” mi ha solo detto “Sai che l’altra notte non ho davvero chiuso occhio?” e prima che potessi rispondere fingendo una sorta di contegno, un suo collega si è affacciato in corsia e l’ha chiamato. Io ho preso tra le mani la mia bottiglia e mi son diretto alla cassa pensando di rivederlo li, ma non c’era. Allora ho pagato la mia bottiglia e mi son seduto sul sedile dell’auto a pensare se rientrare o se andare via. Vuoi sapere se son rientrato? Se l’ho conosciuto? Se ci sono uscito? Se ci ho fatto l’amore? Continua qui >>

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