A volte indossiamo una maschera e nemmeno ce ne rendiamo conto.

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Più tardi (7 ottobre NdR), quando mi misi a letto, un altro flash mi colpì. Cominciai a pensare ancora una volta alla rottura con Luca.
Per la seconda o terza volta in una sola giornata, mi misi a pensare a cosa non era andato. Non che avessi chiuso gli occhi e lo vedessi li davanti sia chiaro, ma non era nemmeno quel tipo di pensiero con il dito medio alzato.

E non so come ma iniziai a riflettere sulla maschera che indossai: cercare di essere ragazzo che lui avrebbe voluto. Perché si, forse non mi ero innamorato di lui e lui non si era innamorato di me, ma a ogni suo “Ti Amo” di certo non ho mai risposto con il silenzio.

Per nascondere la poca voglia di impegnarsi, mi sono finto un ragazzo più geloso di quanto non sia. Per nascondere il fatto che capitasse di pensare a Lore, ho cercato di essere sempre più presente di quanto non avrei voluto. Ho cercato di farmi calzare un tipo di relazione, che pensandoci ora avrei dovuto immaginare non avrebbe funzionato. Ed é stato stupefacente come me ne sia reso conto solo mentre mi giravo e rigiravo tra le lenzuola, lenzuola tra cui mi son scoperto ancora una volta a cercare il suo odore.

Non ha potuto non venirmi a mente una famosa canzone.
“Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore.. Chi è troppo amato amore non da”.

Non che io sia convinto di aver dato troppo amore, anzi tutt’altro… Però forse mentre cercavo di emulare questo sentimento, mentre cercavo di tenere il passo con un ragazzino che spingeva la nostra relazione avanti tra un “Ti Amo” e l’altro, sono riuscito ad essere abbastanza credibile. Ho bruciato la tappa del corteggiamento, lanciandoci nel “vivremo felici e contenti” senza aspettare di vedere se davvero quel futuro potesse esistere, cosa che personalmente, se capitasse a me, mi farebbe scappare a gambe levate. Cosa che stavo cercando di fare in fondo, tenendomi distaccato sentimentalmente, ma mostrando una facciata di sentimento.

O forse no, pensai poi tra uno sbadiglio e l’altro. Forse non c’entra niente di tutto ciò. Forse semplicemente a volte le cose non vanno, lui non si é reso conto di nulla, e semplicemente non é scattata una scintilla. E’ stato detto qualche “Ti Amo” da un ragazzo di 18 anni, che non sa nemmeno quanto possa essere forte quel sentimento, e con la stessa velocità con cui i “Ti Amo” son arrivati, son riusciti ad andarsene.

Perché in fondo ammettiamolo, non sempre quando avevamo 18 anni, davamo il giusto peso a tutto quello che dicevamo. E presi dalla foga del potersi presto credere felici, abbiamo tutti bruciato qualche tappa. Magari non abbiamo proprio detto “Ti Amo” al primo che passava o a qualcuno che conoscevamo da poche settimane, ma abbiamo tutti fatto i nostri errori.

E il mio, anche se ne ho 28 oramai, potrebbe essere stato ancora una volta, quello di farmi un sacco di pensieri prima di addormentarsi. Pensieri su una maschera che non mi ero reso conto di indossare, e che forse non era nemmeno stata notata.

Evey: Chi sei?
V: Chi… “Chi” è soltanto la forma conseguente alla funzione, ma ciò che sono è un uomo in maschera.
Evey: Ah, questo lo vedo!
V: Certo, non metto in dubbio le tue capacità di osservazione. Sto semplicemente sottolineando il paradosso costituito dal chiedere a un uomo mascherato chi egli sia.

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