Patologia della frustrazione

Improvvisamente comiciai a riflettere sulla patologia della frustrazione.
E’ possibile che esistano persone patologicamente frustrate? E’ possibile che quando succede qualcosa di brutto nel corso della nostra vita, alcune persone non possano fare altro che darsi la colpa e frustrarsi per quanto è successo? E se lo fanno, la vera domanda è perchè?
Quanta stima realmente hanno di se e delle loro azioni? Quante volte pensano prima di agire, invece che vivere “così come viene”?
Ed è meglio pensare, o vivere?
E se fosse perchè hanno pensato talmente tanto a come fare delle cose, e quindi non si capacitano del perchè non siano andate secondo le loro aspettative?
E se davvero non fosse colpa loro, ma solo delle altre persone che son state coinvolte? 

Quando si delimita il confine tra Patologico e Diplomatico?
Quando una persona patologicamente si attribuisce colpe, e quando invece analizza solo la situazione e definisce se è davvero colpa sua?
E se io stesso fossi patologicamente frustrato?
Di getto mi viene una frase… In fondo la vita è la mia, se c’è qualcosa che non quadra è colpa mia.

Questa è patologia o solo responsabilità delle proprie azioni?
E’ sempre davvero così? O forse alcune persone che incontriamo influenzano la nostra vita così tanto, che le mettiamo su un piedistallo e non attribuiamo loro nessuna colpa? E se invece la colpa fosse solo loro, come facciamo a convincerci che la nostra è solo una patologia, e invece non è un essere diplomatici sulle cose?
E’ sempre fondamentale avere “la coscienza sporca”, per sentirsi in colpa per qualcosa che forse non abbiamo fatto noi? Oppure c’è qualcuno che anche credendo di avere la coscienza pulita, può comunque attribuirsi una colpa potenzialmente “immeritata”? E se quella colpa la inglobiamo, quanto ci fa male? Successivamente quante cose sbagliate possiamo fare guidati dalla patologia “E’ tutta colpa mia”? Quante cose diciamo che magari non pensiamo davvero, e le facciamo solo per scagionarci? o peggio, per condannarci?
Quante cose conduciamo in quella stretta strada, e le facciamo entrare con uno sforzo vedendo solo un dettaglio del quadro e non l’insieme?
Perchè al mondo, 100 cose buone non valgono più di 1 cattiva? E se quella cosa cattiva l’abbiamo fatta senza volerlo, o peggio l’abbiamo fatta sapendo che non era cattiva? E’ la nostra patologia che ce la fa credere cattiva, o è la patologia degli altri incapaci di assumersi la responsabilità delle proprie azioni? E’ possibile che di fronte a una vivida dimostrazione di patologia della frustrazione, una persona se ne freghi di assumersi le sue colpe? Ed è possibile che una persona che rifiuta di assumersi le sue colpe, sia semplicemente una persona guarita dalla patologia della frustrazione? E se è guarita, come ha fatto?

E quante persone così ci sono al mondo? Quante persone si sentono ogni giorno frustrate perchè qualcosa non va come vorrebbero che fosse?

Non sarebbe meglio dire “E’ colpa sua, io sono perfetto!”? E in tal caso, peccheremmo di egoismo? Rischieremmo di ribaltare troppo la situazione? Rischieremmo di entrare in un’altra patologia assurda, e priva di alcun senso morale? E quante cose rischieremmo di perdere, se tutti la pensassero in questo modo?

Nelle relazioni interpersonali, raramente vi è un imparziale giudice, che definisce quando un colpo è “troppo basso”. E allora come facciamo a scoprire se oggettivamente quel colpo è “troppo basso”, o se è semplicemente “medio basso”? Come facciamo nel caso si scopra non sia così basso (come anti-patologicamente potremmo pensare) a far capire che sebbene patologica, la nostra frustrazione, è dettata da una incapacità di giudizio sulle altrui (e nostre per patologia) azioni?

Perchè in una causa legale un ragionevole dubbio ti assolve, mentre in una relazione un ragionevole dubbio ti condanna?
Il condannarsi per un ragionevole dubbio, è sbagliato? O è solo il nostro cuore, che lo definisce sbagliato, per sfuggire alla patologia delle frustrazione?

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